C.R.O. Umbria

Ambiente di lavoro
Ambiente di lavoro
Dei 95 agenti sinora classificati come cancerogeni certi per l’uomo dall’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (Iarc), 44 sono di tipo professionale. Altrettanti ve ne sono tra i 66 agenti classificati come cancerogeni probabili per l’uomo”. Lo studio europeo Carex, recentemente aggiornato, ha stimato in 4,2 milioni gli individui esposti a cancerogeni in ambiente di lavoro sul totale di 21,8 milioni di soggetti occupati in Italia.

I tumori professionali possono essere ad alta frazione eziologica (mesotelioma, tumori dei seni paranasali e angiosarcoma epatico), se l’associazione con alcune esposizioni lavorative è molto elevata ed è l’unica causa documentata, oppure a bassa frazione eziologica, se l’esposizione a specifici cancerogeni occupazionali è una delle diverse cause conosciute (tumore del polmone o della vescica).
 
Secondo una stima che si può ritenere conservativa per i Paesi industrializzati, circa il 4% di tutti i tumori è attribuibile a un’esposizione professionale: in Italia sarebbero quindi mediamente pari a 6.400 casi l’anno. Questa variabile a seconda del settore economico e della sede anatomica della neoplasia (per esempio, il 13-18% dei tumori del polmone, il 2-10% dei tumori della vescica).

Per la valutazione del fenomeno neoplastico in ambiente di lavoro, il quadro legislativo italiano prevede delle procedure di rilevazione passiva (notifiche) che però da sole sono risultate poco affidabili, non sufficiente per caratterizzare le situazioni di pregressa esposizione lavorativa. Inoltre, i registri degli esposti e le cartelle sanitarie e di rischio previsti nel Decreto legislativo 626 del 1994, non rappresentano ancora uno strumento valido per censire le attuali esposizioni occupazionali a cancerogeni, perché manca un decreto attuativo che ne definisca modelli e modalità di tenuta. A questo proposito, occorre ricordare che sono disponibili “Linee Guida per l’applicazione della normativa preventiva dei cancerogeni e mutageni nei luoghi di lavoro”, aggiornate da parte del Coordinamento tecnico delle Regioni e Province autonome, e ratificate a livello nazionale dal coordinamento degli Assessori alla sanità delle Regioni italiane.
 
 azioni prioritarie
·  sviluppare progetti di sorveglianza e di controllo delle esposizioni a cancerogeni e di valutazione degli interventi preventivi effettuati dai datori di lavoro, che permettano anche di ottenere un quadro degli esposti e delle occasioni attuali di esposizione a cancerogeni professionali in Italia
·  favorire la diffusione di una cultura della prevenzione presso tutte le strutture del Sistema sanitario, con particolare riferimento ai Mmg che sono in grado di seguire i soggetti esposti anche dopo essersi ritirati dal lavoro
·  prevedere lo sviluppo di programmi integrati di prevenzione del rischio oncogeno lavorativo e di promozione della salute riguardanti anche altri fattori di rischio (fumo, alimentazione, attività fisica, alcol) negli ambienti di lavoro
·  prevedere, laddove non esistenti, dei centri regionali di riferimento e accreditamento per le problematiche occupazionali oncologiche, con un’attenzione rivolta in particolare al monitoraggio ambientale e biologico delle situazioni di esposizione (con possibile creazione di “banche dati di esposizioni”), e all’individuazione di standard tecnici e linee guida mirate di comparto o di distretto industriale